Il settimo titolo

Nell’ottobre del 1914 il Grifone inizia il campionato che lo condurrà al settimo titolo italiano. A cent’anni di distanza ripercorriamo quell’entusiasmante cavalcata in un calcio sicuramente lontano ma uscito ormai dall’era pionieristica e divenuto, a tutti gli effetti, sport nazionale. La società rossoblu superato il periodo di crisi del quadriennio 1907-1911 dovuto al tramonto della generazione dei pionieri come Spensley e i fratelli Pasteur ingaggia nel 1912 l’allenatore britannico William Garbutt, ex calciatore arrivato a Genova per lavorare in Porto. Lo stile elegante e i nuovi metodi di allenamento all’avanguardia gli valsero, per primo, l’appellativo di MISTER, ancora oggi utilizzato per gli allenatori e ne fecero il primo allenatore professionista in Italia. Dopo la prima stagione di assestamento, nel 1913 il neo presidente Davidson attuò una esosa campagna acquisti per assicurarsi i due fuoriclasse dell’Andrea Doria Sardi e Santamaria i quali subirono una lunga squalifica per la stagione alle porte in seguito all’accusa di professionismo mentre il Genoa per quella trattativa rischiò la radiazione, evitata grazie all’ottimo lavoro del proprio legale, ex tesserato, Pasteur. Nonostante la squalifica di questi due nuovi acquisti, la squadra si dimostra di primissima fascia grazie anche all’apporto di un altro nuovo arrivato dal Milan: il leggendario terzino Renzo de Vecchi soprannominato ‘figlio di dio’ per la classe purissima. La squadra infatti si arrende nel girone finale del nord solo alla matricola Casale, gioiellino di provincia, che si aggiudica lo storico scudetto del ’14 battendo nella finalissima nazionale la Lazio. La stagione successiva la società Genoa può dunque finalmente presentarsi al via con tutti i propri fuoriclasse. La formula del torneo, riproposta per la terza volta, prevede eliminatorie regionali/interregionali con gironi di 6 squadre delle quali l’ultima dovrebbe retrocedere (in realtà la federazione fino al ’21 concesse sistematici ripescaggi aumentando il numero delle partecipanti), semifinali nazionali con 4 gironi da 4, e un girone finale del nord con le quattro vincitrici delle semifinali il quale, de facto, assegnava il titolo nazionale. Infatti, sebbene il regolamento dei campionati tra il 1912-1913 e il 1925-1926 prevedesse una finalissima tra la vincitrice del nord e la vincitrice del centro sud, quel match aveva nella sostanza il ruolo di ratifica/passerella essendo il divario tra le compagini del nord e quelle del sud imbarazzante fino alla fine degli anni venti. Il Genoa fu inserito nel girone ligure-basso piemontese composto anche da: Andrea Doria, Savona, Pro Liguria di sampierdarena (società che dopo la prima guerra mondiale sarà inglobata dalla Sampierdarenese traslandole il proprio titolo sportivo e la riga rossa sul petto che unendosi alla riga nera originaria della Sampierdarenese passerà nel ’46 all’odierna Sampdoria), Alessandria ed Acqui. Il grifone tra il 4 ottobre ed il 6 dicembre gioca le 10 partite del girone eliminatorio vincendone 9 e perdendone 1 ed ottenendo quindi il primo posto. Da ricordare il 16-0 in trasferta ad Acqui che è ancora oggi il massimo scarto ottenuto da una squadra italiana in trasferta in un campionato di massima serie, e l’8-0 ottenuto nel derby di ritorno con l’Andrea Doria. Nelle semifinali nazionali il Genoa è inserito nel girone con Casale, Juventus e Venezia che i rossoblu dominano presentandosi il 7 marzo allo scontro diretto dell’ultima giornata col casale avendo già ottenuto l’aritmetica del passaggio del turno e rimediando l’unica sconfitta, ininfluente, del girone concluso con ben 5 vittorie. Il girone finale partì il 18 Aprile con queste squadre al via: Genoa, Inter, Milan e Torino. Il Genoa ottiene questi risultati: Milan-Genoa 1-1, Genoa-Inter 5-3, Torino-Genoa 6-1, Genoa-Milan 3-0 e Inter- Genoa 1-3 presentandosi all’ultima giornata con questa classifica: Genoa 7, Torino ed Inter 5, Milan 3. L’ultimo turno del 23 Maggio 1915 prevedeva gli scontri Genoa-Torino e Milan-Inter. Per i rossoblu un pareggio avrebbe significato la vittoria (dato il valore quasi formale della finalissima nazionale) ma il giorno precedente fu proclamata la mobilitazione generale per l’entrata nella Grande Guerra e la Figc dovette proclamare la sospensione dei campionati tra le proteste Genovesi. Finita la guerra, la Federazione nel ’19 organizzò il primo campionato dopo la sospensione col titolo di quello precedente ancora vacante. Riguardo l’assegnazione del titolo del ’15 possediamo due versioni: una narra che nel settembre del ’19 la Figc, considerando valida la classifica del ’15 al momento della sospensione, assegnò ai Grifoni il titolo. Secondo un’altra autorevole versione, sostenuta dalla Fondazione Genoa, il titolo fu assegnato sempre con una delibera postbellica ma nel ’21. Il sacrificio e le perdite subite dal sodalizio più antico d’Italia nella prima guerra mondiale furono così, giustamente, premiati. 🙂

Il settimo titoloultima modifica: 2014-10-16T22:45:50+02:00da omegoingleise
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